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Riguarda soprattutto la privacy e le attenzioni sono tutte per la navigazione da mobile

Fino ad oggi la concorrenza tra browser, anche agguerrita, la immaginavamo solo su un aspetto: le quote di mercato. Detto in altre parole, Chrome oggi domina il mercato con il 64,9%, poi, con un grande distacco dal primo posto, c’è Safari con il 15,9 e Mozilla Firefox con il 4,3. Agli ultimi due posti ci sono Edge, con il 2% e infine Internet Explorer a cui rimane solamente l’1,9%. Eppure stando a come si stanno evolvendo i piani aziendali dei colossi che gestiscono e investono sui vari browser le cose stanno prendendo un’altra piega: ad avere sempre più importanza sono soprattutto i sistemi per la privacy e le capacità di conquistare partnership con gestori telefonici e produttori di sistemi per la navigazione da mobile. Perché il futuro di internet sembra essere sempre più un’esclusiva degli smartphone.

Ecco qual è, in questo scenario, la svolta più importante di questi ultimi giorni: è stata lanciata ufficialmente la nuova versione basata su Chromium di Edge, il browser di Microsoft. Il nuovo Edge si baserà su una tecnologia, Chromium, che è a tutti gli effetti la stessa che Google ha utilizzato per dare vita a Chrome. Proprio Google, il grande rivale di Microsoft che oggi ci tiene a scrollarsi di dosso l’idea di browser lento e inadeguato dovuta all’attuale funzionamento di Explorer.

Il nuovo Edge ora è disponibile sia per i dispositivi Windows che per quelli MacOS, cioè il sistema operativo dei dispositivi Apple. Ed è proprio questo uno dei punti fondamentali di tutta la faccenda, i diritti e le collaborazioni tra aziende. Apple, per esempio, fa in modo che le app e i servizi sui suoi dispositivi siano tutti, il più possibile, di proprietà della stessa azienda di Cupertino. E questo modello di business almeno in parte sembra reggere, ma per gli altri attori di questo mercato le cose sono molto diverse: si tratta di trovare fiducia da parte degli utenti a prescindere dal dispositivo che stanno usando.

Per Mozilla, l’obiettivo degli ultimi tempi è stato quello di tornare alla tecnologia Google Search come impostazione predefinita in Firefox, ma soprattutto tentare di ridefinire l’identità del proprio browser sulla base di una grande richiesta di privacy da parte degli utenti. Le decisioni di Firefox, scrive Dieter Bohn su The Verge in un articolo molto dettagliato, hanno “spinto Apple ad essere ancora più aggressiva nel fare lo stesso”. E anche Google ha dovuto arrendersi e accodarsi a un ritorno alla privacy, nel caso specifico garantita disattivando i cookie verso terze parti.

Questi cambiamenti repentini nelle aziende che gestiscono i browser più usati al mondo hanno effetti molto concreti sia sull’uso che se ne fa sia sulle aziende stesse. La notizia più importante di queste ore, oltre al lancio del nuovo Edge, è che Mozilla ha deciso di licenziare circa 70 suoi lavoratori. In una nota resa pubblica nelle scorse ore il CEO ad interim Mitchell Baker ha parlato del licenziamento collettivo spiegando che: “per poter fare, responsabilmente, ulteriori investimenti nell’innovazione utile a migliorare Internet, possiamo e dobbiamo lavorare entro i limiti delle finanze a nostra disposizione”.

La privacy è così importante per gli utenti per vari motivi: c’è chi si preoccupa, giustamente, dell’impatto politico e sociale del grande mercato di dati personali scambiati tra aziende. Ma c’è anche chi pretende la privacy della propria navigazione perché è essenziale per la propria vita privata o lavorativa: ne va di affari, rapporti commerciali, sicurezza delle transazioni e così via all’infinito. In ogni caso questa richiesta dell’utenza deve potersi conciliare con un modello di business e, stando ai piani aziendali e le dichiarazioni di dirigenti ed esperti dei “grandi del tech”, l’unico modello di business possibile in futuro deve essere incentrato sulla navigazione da mobile.

Non è un caso se Liat Ben-Zur, dirigente di Microsoft, avrebbe detto al Web Summit di Lisbona che “Dovremmo tutti chiederci quando abbiamo smesso di usare il web e quando il web ha iniziato ad usare noi”. L’obiettivo di Ben-Zur, nonché la promessa del nuovo Edge, sarebbe proprio quella di far sì che internet smetta di essere un grande mercato di compravendita di informazioni private che, in teoria, gli utenti avrebbero il diritto di mantenere tali. Per ora l’obiettivo sembra molto lontano dall’essere raggiunto, ma non resta che attendere ulteriori novità dal mercato dei browser, che oggi è in subbuglio.

Fonte: Esquire.com

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